A.I. Intelligenza Artificiale

A.I. Intelligenza Artificiale

L’A.I. è diventata, ormai, una presenza costante nella vita di tutti i giorni. Che lo si faccia intenzionalmente o meno, l’intelligenza artificiale è usata da utenti di tutte le età, fosse anche per una semplice ricerca on line. Con la proliferazione delle diverse A.I. in programmi di uso comune e app di messaggistica, il suo sfruttamento è aumentato esponenzialmente. Il suo utilizzo spazia già dalla semplice redazione di testi alla ricerca di argomenti complessi, da scovare nei meandri della rete. Si passa poi alla creazione di immagini, video, musica, ecc. In tanti, inoltre, hanno cominciato a servirsene per provare a generare entrate monetarie.

Nell’ultimo periodo, infatti, mi è capitato di notare il moltiplicarsi dei tanti contenuti generati con A.I. e postati poi sui social. Devo dire che tanti di quei contenuti, per quanto imperfetti, riescono a trasmettere bene l’intento del loro creatore. Per contro, tuttavia, mi è capitato anche di vedere, su una tv locale, la rubrica meteo con l’annunciatrice generata con A.I. In quest’ultimo caso, lo ammetto, la visione di quel contenuto mi ha fatto storcere non poco il naso, e per diversi motivi.

Progresso o regresso?

Diventa quindi logico porsi il quesito sull’opportunità o meno di sfruttare questo avanzamento tecnologico. Se, da un lato, esso fornisce i mezzi per poter mettere in pratica idee altrimeni irrealizzabili per molti, sul rovescio della medaglia è facile cogliere le implicazioni negative del suo utilizzo. Come nel caso sopra riportato, in tanti settori, per un mero risparmio economico, si finisce per sostituire incomprensibilmente la figura umana, che sicuramente svolgerebbe le stesse mansioni dell’A.I. mantenendo però la sua naturale umanità. Certo, è vero che ogni forma di progresso ha portato dietro sé una qualche sorta di regressione per gli esseri umani.

L’automobile, come anche gli altri mezzi di locomozione ad ampia diffusione, ci ha permesso di percorrere chilometri su chilometri in tempi assai ridotti. Allo stesso tempo, l’utilizzo continuo e prolungato dei mezzi ci ha fatto quasi dimenticare il significato di camminare, tanto che sembra quasi normale mettere in moto il proprio veicolo per andare a comprare le sigarette poche centinaia di metri più in là. Allo stesso modo, ogni miglioramento che ha permesso di ridurre i carichi fisici di lavoro ci ha, al contempo, disabituati alla fatica. Per molti, infatti, anche portare su la spesa risulta un dispendio di energie troppo gravoso. Ecc.ecc.

Intelligenza Artificiale o ignoranza agevolata?

Tuttavia, quant’è vero che questi balzi tecnologici ci hanno indebolito nel fisico, è altrettanto vero che, volendo, a questo si può rimediare, ad esempio, iscrivendosi in palestra. Nella fattispecie dell’A.I., invece, si sta andando verso un progressivo infiacchimento delle menti. Quelle stesse menti già rammollite dall’eccessivo utilizzo dei social network come arma contro la noia crescente.

L’abuso, o l’uso indiscriminato dell’A.I., in mancanza di solide basi sufficienti a sostenere e far crescere l’intelligenza umana, porterà presto a un’enormità di persone incapaci di formulare ragionamenti sensati. E il lato peggiore di ciò sarà che quegli stessi soggetti, forti di quanto l’A.I. avrà fornito loro (ma che difficilmente avranno compreso), si riterranno qualificati al punto da poter pontificare su qualsiasi argomento, molto più di quanto già accade.

Pareri discordanti

Proprio stamattina mi sono confrontato con un amico circa l’aspetto etico dell’utilizzo dell’A.I.
A suo dire, giacché a far tutto è la macchina, non è giusto attribuirsi la paternità di qualsiasi creazione ottenuta grazie all’A.I. Mi sono trovato d’accordo con lui sul fatto che l’utilizzo della macchina non rende l’utilizzatore un videomaker, uno scrittore, un fotografo, ecc. Tuttavia non è completamente vero che a far tutto è l’elaboratore avanzato. Una parte del merito del progetto resta, sempre e comunque, a chi ha avuto l’idea e l’ha messa in pratica. L’aver generato, ad esempio, un brano musicale con l’A.I. non ti renderà certo un cantautore ma, se il testo è una tua creazione originale, puoi essere sempre considerato il paroliere del brano.

In un altro confronto di questo pomeriggio, mi è stato fatto notare quanto l’essere obbligati, per vari motivi, a utilizzarla finisce per danneggiare l’utilizzatore. E ciò risulta essere vero soprattutto in presenza di operatori che potrebbero farne a meno semplicemente utilizzando il talento o l’estro creativo che gli è proprio. E su questo aspetto non c’è modo di poter controbattere. L’A.I. dovrebbe essere un supporto per l’attuazione delle idee nate nella mente umana, non un sostituto totale. Utilizzarla per ricerche utili o per calcoli complessi faciliterà l’opera di una persona talentuosa, senza sminuirne le doti.

A.I. da evitare, dunque?

Ovviamente, no! Se è vero com’è vero che l’avvento dell’A.I. porterà alla scomparsa di tante professioni, è altrettanto vero che sarebbe uno spreco immenso accantonare del tutto questa risorsa. Tutto sta a saperne dosare l’utilizzo con parsimonia e consapevolezza. L’unica cosa da evitare a qualsiasi costo è quella di lasciare che la macchina diventi superiore al suo creatore, solo perché questi le ha delegato tutte le incombenze che sarebbero toccate a lui. In caso contrario non vedo un futuro assai diverso da quello immaginato da Asimov in Fondazione e Terra. Su uno dei mondi visitati dai protagonisti, l’autore descrive degli uomini completamente rammolliti, non più capaci di uscire di casa a causa del grasso corporeo, accumulato per effetto del servizio totale fornito dalle macchine.
Un umanità che non sarebbe più tale, in nessun senso, non sarebbe poi un’eventualità così remota.

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