Editing: questo sconosciuto.
Ho finito di scrivere il mio capolavoro. Ora devo solo farlo mettere su carta e vendere migliaia di copie.
Questo è sicuramente il pensiero più comune tra chi, conclusa la stesura della propria idea, non è a conoscenza dei passaggi fondamentali che precedono la pubblicazione di un libro.
Beta Reader
Ogni persona sana di mente sa che un testo scritto va letto e riletto per scovare ed eliminare il famigerato “refuso” (che puntualmente spunta fuori anche dopo la ventesima rilettura).
Chi è già un tantino più smaliziato sa bene che quattro occhi possono vedere molto meglio di due. La ricerca dei piccoli errori, in questo caso, può risultare decisamente più efficace e fruttuosa. Scovare i refusi, tuttavia, non è che il minimo. In linea di massima servirà a dare una superficiale pulitina al testo.
La storia scritta deve arrivare al lettore, emozionarlo, conquistarlo, farlo riflettere, divertirlo, ecc. Chi scrive la storia, avendola partorita, potrà ritenere la propria opera più che valida, giacché è a conoscenza sia di quello che ha scritto che di tutto quello che ha fatto da cornice alla stesura del testo. Ma, come detto, la storia deve convincere il lettore.
Per avere un assaggio di quello che potrebbe essere il giudizio del pubblico, l’autore può tentare la carta del beta reader. Questa figura, trovandosi a leggere la primissima stesura del libro, può fornire all’autore il suo punto di vista sui personaggi, sulle ambientazioni, sulle motivazioni e su tutto il resto. In tal modo l’autore, in base alle osservazioni del beta reader, può cominciare a comprendere i punti di forza e i passaggi traballanti del proprio scritto e, magari, pensare di porvi rimedio.
Editing
La fase del “porvi rimedio” è comunemente nota come editing.
Molti (purtroppo) confondono l’editing con la correzione della bozza. Badate bene, quest’ultima non è altro che la “superficiale pulitina” del testo a cui si faceva rifermiento prima. L’editing, invece, consiste in un lavoro più approfondito sul testo. L’editor, per fare degli esempi, aiuta l’autore a intervenire nel modo migliore possibile sui punti deboli della storia; fornisce suggerimenti per massimizzare l’impatto che avranno i pregi del testo sul lettore; evidenzia eventuali discrepanze stilistiche in modo da poter “formattare” lo scritto, al fine di fornire un prodotto omogeneo.
La domanda che molti si staranno facendo a questo punto è: può l’autore editare da solo il proprio libro?
La risposta è: se è davvero bravo, ovvio che sì. Può farlo… o meglio, potrebbe.
Il punto focale della questione non è tanto la capacità dell’autore-editor di risolvere i problemi (magari espostigli da un beta reader), quanto la capacità/volontà di andare a modificare, talvolta radicalmente, le frasi scritte dopo ore di arrovellamenti mentali. Nella stragrande maggioranza dei casi, visto che sono veramente pochi quelli capaci di “mettere parzialmente da parte se stessi”, meglio ricorrere a una persona terza che accetti di affiancare l’autore nel corso della revisione del testo.
Mai rivolgersi al primo editor che passa
In questo caso, la scelta di un buon editor diventa quindi un fattore fondamentale per la realizzazione di un libro (quasi) perfetto per la stampa.
Attenzione, però. Ci sono almeno un paio di cosette da comprendere bene.
1) L’editor non dovrà fare il lavoro dell’autore, riscrivendo il libro (anche di sana pianta, come pensano alcuni). Come si diceva qualche riga più su, l’editor deve affiancare e consigliare l’autore in modo disinteressato e professionale. L’autore dovrà poter apprendere e far tesoro di quanto l’editor gli avrà fatto notare/suggerito.
2) Non è il nome famoso che offre la garanzia del risultato, bensì la sinergia che va a crearsi tra autore e editor. Potreste trovarvi anche Stephen King a darvi consigli ma, se non riuscite a essere in sintonia quasi perfetta, la revisione e il libro ne risentiranno.
In conclusione, si può affermare che il lavoro di editing su un testo può potare buoni frutti se autore e editor entrano in simbiosi: il primo recepisce e mette in pratica i consigli del secondo, mentre quest’ultimo s’impegna per comprendere appieno quanto l’autore ha voluto trasmettere anche nel più piccolo dettaglio messo su carta.
N.B. edit di un mio articolo del 2018.

