Primo maggio
Ed è di nuovo il primo maggio. Un altro anno è trascorso dall’ultima festa del lavoro, ma a che punto siamo con gli interventi a sostegno dei lavoratori? A che punto siamo con le misure necessarie a dare una nuova e duratura spinta al mondo del lavoro? Ci si è mossi nella giusta direzione al fine di non avere risultati temporanei, utili solo alla propaganda politica?
Per il primo maggio del 2023 scrissi “La Festa del lavoro che non c’è”, andando a evidenziare quelle che, per me, erano le criticità di allora. Ora, a distanza di tre anni, mi preme di condividere nuovamente quelle mie riflessioni di allora allo scopo di confrontarle con la situazione attuale.
“A mio modo di vedere, quella di quest’anno, è proprio la Festa del lavoro che non c’è.
Come si può definire la festa del lavoro se, in definitiva, il lavoro non c’è? O meglio, le offerte di lavoro ci sono e molte di esse non trovano riscontro in altrettanti aspiranti lavoratori, lasciando un numero imprecisato di posti vacanti. Le motivazioni? Sono tante e disparate: le condizioni economiche non soddisfacenti; la richiesta di un impegno oltre le possibilità della persona stessa; i diritti non riconosciuti o calpestati; ecc.
Poi ci sarebbero tanti italiani, più che volenterosi, che si affannano nella ricerca di un lavoro che permetta loro di vivere una vita dignitosa. Con loro sommo dispiacere, però, ricevono solo porte sbattute in faccia.A tal proposito, quest’anno è proprio la Festa del lavoro che non c’è. In questo giorno “speciale”, chi ci governa ha deciso di discutere le condizioni per incentivare l’occupazione. A quanto pare, oltre ad andare a limare un pochetto il tanto sbandierato cuneo fiscale, i nostri ministri si apprestano a fornire incentivi ai datori di lavoro che assumeranno giovani fino a 30 anni.
Una misura a dir poco abominevole, non nelle intenzioni ma nella sostanza. Tale provvedimento, qualora dovesse essere emanato, avrebbe nell’atto pratico tanti effetti negativi sul già martoriato mondo del lavoro. In un mondo fatto di furbetti, dove mancano controlli reali e paletti ben precisi entro cui operare, tale disposizione taglierebbe ulteriormente le gambe a tanti “occupabili” che hanno già superato quel limite d’età. Quale imprenditore assumerebbe un “over” quando ha la possibilità di non versare contributi per un “under” per i primi 2 anni?
C’è infatti ben poco da festeggiare in questo 1° maggio 2023. Da tempo ormai nel nostro paese chi ha retto (o regge) le redini del governo dello stesso, in un modo o nell’altro, non opera al fine di porre in primo piano l’articolo 1 della nostra Costituzione. I principi esposti nella più bella del mondo, a detta di alcuni, vengono infatti disattesi o, peggio ancora, calpestati.
Chi dovrebbe porsi come garante della tutela dei diritti di tutti i cittadini, fin troppo spesso, si limita a ingraziarsi, per fini politici, economici, ecc., sempre più piccole e ristrette cerchie di persone. Fin troppo spesso ci si scorda che a beneficiare delle decisioni che si prendono a Roma dovrebbe essere quantomeno la maggioranza del popolo italiano.
Eh, sì. Non dovrebbe esserci festa se vengono meno i motivi (giusti) per cui tale ricorrenza è stata istituita. Dove sono finite, infatti, le lotte a sostegno dei lavoratori? Dove sono finite le persone che credevano nel profondere tutti gli sforzi al fine di migliorare le condizioni lavorative di tutti, andando anche a discapito degli interessi personali?
In definitiva, se non c’è (per tutti) lavoro, se non ci sono per tutti uguali riguardi e condizioni, ha senso che si svolga la Festa del lavoro?
Quella che viene propinata al popolo come tale, a mio modo di vedere, ricorda tanto le elargizioni di Nerone (e di altri imperatori romani) al popolo al fine di distogliere la loro attenzione dalle malefatte di chi aveva il potere. Panem et circenses risulta più che mai attuale, purtroppo.”
2026
Stando a quanto riportano i media, sembra le statistiche indichino una percentuale altissima (80% circa) di nuovi occupati over 50. Ciò evidenzierebbe due aspetti fondamentali: il fallimento degli incentivi statali per le assunzioni under 30-35; le mie previsioni si sono rivelate sbagliate, in parte.
Questo può essere dovuto solo al fatto che gli “under” non sono disposti a sottostare a contratti “pirata”, con condizioni estreme e deumanizzanti. Allo stesso tempo, gli imprenditori non vedono, forse, di buon occhio l’opzione di prendere in carico lavoratori inesperti, pretenziosi e, da questo punto di vista, problematici. Molto meglio affidarsi a personale “con esperienza”. L’esperienza, sia ben chiaro, non solo legata alle attività lavorative, ma anche a certe condizioni che, volenti o nolenti, hanno già subìto e a cui, per necessità, non possono opporsi.
E il governo che fa?
Manco a farlo apposta, proprio in vista della Festa del Lavoro, il governo italiano ha emanato un nuovo decreto, denominato per l’appunto Decreto Primo Maggio. In questa nuova misura si è limitato, ancora una volta, a fornire incentivi per le nuove assunzioni, specialmente per gli under 30-35 e per le donne. Anche se, in vero, sarebbe meglio dire che non si è fatto altro che prorogare le misure già esistenti, andando ad aumentare gli importi degli incentivi in casi specifici.
Ho sentito la premier dichiarare che, con questo decreto, si mira a distruggere il caporalato e a limitare l’accesso agli incentivi solo a quelle imprese che si attengono alle regole. Si è pensato di inserire il concetto di Salario Giusto, che sarebbe uno dei parametri necessari per l’accesso ai fondi. Tutto molto buono, solo sulla carta però. Non avendo ascoltato una sola parola riguardo l’intensificarsi dei controlli, e l’inasprirsi delle sanzioni, non credo che questo decreto porterà qualcosa di concreto. Sarà l’ennesimo esborso di denaro pubblico a favore delle imprese. I contratti “pirata”, come li hanno definiti, continueranno a venir proposti e sottoscritti perché altrimenti molti non riuscirebbero a mettere neppure il pane a tavola. Mascherare un full-time dietro un regolare contratto part-time sarà una delle prassi legali che verrano ancora portate avanti. Il salario giusto potrà anche essere espresso sulla carta ma, con quella scappatoia, nelle tasche del lavoratore ci finirà sempre la metà se non si accertano le sue reali condizioni lavorative.
In conclusione, anche stavolta, il governo redige il compitino, i sindacati praticamente tacciono, i professionisti supportano le aziende, il lavoratore si adegua… In virtù di ciò, varrà davvero la pena di festeggiare il lavoro il prossimo primo maggio?

