Scioperi scuola

Scioperi scuola

Diversi scioperi interesseranno il comparto scolastico nelle giornate di oggi e domani, 6 e 7 maggio 2026. Ci sarà agitazione per protestare: contro le prove INVALSI; contro la riforma degli istituti tecnici e professionali; contro l’inadeguato trattamento economico, vista l’impennata continua dell’inflazione; contro l’intenzione di militarizzare le scuole, nonché contro la proposta di reintrodurre la leva obbligatoria.

Proteste legittime

Nonostante le motivazioni delle diverse sigle sindacali siano varie, le perplessità sollevate sono più che condivisibili. Certo, sarebbe stato di maggiore impatto con un fronte compatto di tutti i sindacati su tutte le problematiche esposte. Ma, magari, l’intento era quello di creare il maggior disagio possibile proprio diversificando le battaglie da sostenere, potendo così spalmare il tutto su due giorni invece di uno. Comunque sia, l’importante è far sentire le voci di quanti lavorano nel comparto scuola. Questi scioperi, a mio modo di vedere, dovrebbero essere sostenuti anche dagli studenti e dai genitori.

Sì, in effetti dovrebbero essere proprio questi ultimi a dover alzare maggiormente la voce su alcuni dei punti in oggetto. I genitori dovrebbero partecipare agli scioperi riguardanti le prove INVALSI. Queste, infatti, sono delle valutazioni del livello di istruzione che, a conti fatti, servono più a generare competizione tra istituti, al fine di accaparrarsi fondi maggiori, piuttosto che a fornire un beneficio reale per gli studenti. Lo svolgimento di queste prove, secondo me, genera non pochi svantaggi per i ragazzi. Il fatto stesso di doverli preparare per il superamento delle INVALSI, infatti, toglie ore importanti alla didattica regolare. Se poi ci aggiungiamo i costi degli eserciziari, totalmente a carico delle famiglie…

Cambiamenti non da poco

Per quel che riguarda la riforma, direi che gli scioperi non sono affatto insensati. Oltre tutte le motivazioni che spingono gli organizzatori della mobilitazione, a parer mio, c’è anche l’aspetto psicologico da tenere in considerazione. Già, perché anche il solo rinominare gli istituti, facendoli passare da istituti tecnici e/o professionali a licei, può generare l’idea che la formazione che si riceverà non sarà sufficiente per poter accedere al mondo del lavoro. La concezione generale attuale è che i licei non siano altro che il punto di partenza necessario per una formazione universitaria. Parimenti, a mio avviso, risulterebbe per ogni altro istituto, sia per studenti, genitori e, non di minore importanza, per eventuali datori di lavoro.

Anche solo pensare di rimodulare la didattica, al fine di inserire ore da dedicare a nozioni sulle armi o sulla vita militare è, a dir poco, aberrante. La scuola è, e deve restare, un luogo preposto all’insegnamento e alla condivisione della cultura umana. In quelle aule bisognerebbe insegnare a riconoscere gli errori del passato per non ripeterli, non certo a preparare i giovani a combattere nuove e sanguinose guerre. Per quelli che mostrano interessi per le divise, giunti all’età necessaria, esistono le accademie militari o i concorsi per accedere alle varie forze armate. Lì l’adesione è volontaria, e non coatta come risulterebbe in caso quest’idea malsana divenisse prassi nelle scuole regolari.

Scioperi consapevoli

Saltando l’aspetto economico, che non tocca solo l’ambiente scolastico ma i lavoratori di ogni categoria, sarebbe bene alzare la voce per far sentire le rimostranze di un’intera nazione. Le condizioni generali peggiorano e non si può continuare a brucare la poca erba presente su un terreno che sta inaridendosi sempre più. Non è altresì pensabile di dover sgomitare con chi ci sta accanto per un misero filo d’erba.
Restando prevalentemente in ambito scolastico, i genitori dovrebbero smetterla di fare gli sceriffi per un brutto voto, piuttosto che per una giusta e motivata sgridata, e mobilitarsi contro le vere storture della scuola oggi.

Maestri e professori che, per poter portare a termine il programma, non riescono a dare le giuste attenzioni agli alunni. Zaini sempre stracolmi a causa di una scarsa organizzazione, oltre che alla volontà di non voler utilizzare i libri di testo digitali, quantomeno a scuola. Attività extra praticamente inutili (INVALSI e PON in primis) che tolgono spazio alla didattica e che, come già detto prima, comportano un aggravio di spesa per le famiglie. Progetti suvvenzionati da Stato Italiano e Unione Europea che, a fronte di un cospicuo giro di denaro, non lasciano praticamente niente nei giovani che vi partecipano, andando solo a ingrossare le tasche dei soliti noti che si spartiscono la torta.

Invece qui scioperano i cervelli

Non bisognerebbe mai dimenticare che gli investimenti nell’istruzione della classe dirigente di domani non sono mai investimenti a perdere. O meglio, non lo sono se vengono fatti con cognizione di causa e lungimiranza. Buttare soldi a caso nel calderone, e lasciare che chi può affondi le mani per arraffare, non farà certo bene ai ragazzi e, alla lunga, alla nazione. Per contro, spendere sempre meno in ciò che realmente occorre sta già facendo danni da anni. E i giovani, che dovrebbero battersi per il loro futuro, finiscono pian piano per assopirsi dietro l’apatia dilagante delle istituzioni che dovrebbero contribuire a formare il loro pensiero critico.

Ma, forse, l’intento è proprio quello. Molto più facile e agevole è manipolare le menti di chi si abbandona all’apatia. Magari risulterà utile qualora si volesse far credere loro che indossare una mimetica e imbracciare un fucile mitragliatore sia l’unica opzione percorribile.

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