Testadilegno e il contadino è una storiella da me scritta nel 2009 per partecipare al Premio Andersen – Baia delle favole.
In una modesta, ma ben curata campagna, il fantoccio Testadilegno era il fiero guardiano di quel piccolo regno. Ordinati filari di vite al margine dei campi, qualche albero da frutta e due piccoli capanni, uno per il pollame e l’altro per gli attrezzi e il concime, facevano di quel luogo un’oasi tranquilla alla periferia della caotica cittadina.
Uhm! Il gallo ha cantato da un pezzo, ormai… Dove sarà il vecchio?
Il vecchio contadino, che accudiva amorevolmente il suo tesoro, era sempre stato puntuale; pronto ogni mattina a rimboccarsi le maniche.
Quel giorno invece arrivò molto tardi. Aveva uno sguardo triste dipinto sul volto e il passo insolitamente stanco. Si sedette sul ceppo davanti al capanno e stette lì per diversi minuti. Scrutò palmo a palmo la sua campagna, come a voler imprimere in maniera indelebile quell’immagine nella sua mente. Quando il suo sguardo si posò sullo spaventapasseri posto in mezzo al campo, fece un profondo sospiro, s’alzò e gli andò vicino. Raggiuntolo, tra le lacrime, cominciò a parlargli come se questi potesse davvero ascoltarlo.
«Un ultimo raccolto… Un ultimo raccolto e poi dovremo salutarci, Testadilegno. I miei figli dicono che son troppo vecchio per dedicarmi alla mia terra. Dove ora c’è tutta la mia vita, ci faranno case e negozi!» Singhiozzando il vecchio restò aggrappato all’omino di legno per un bel po’.
«Basta ora! Meglio mettersi al lavoro. Dopotutto per un anno ancora potrò prendermene cura».
Detto ciò, il vecchio andò nel capanno, prese gli attrezzi e cominciò a darsi da fare.
Ah, se solo potessi muovermi… Potrei fargli compagnia mentre lavora tutto solo. Se avessi gambe e braccia potrei aiutarlo. Se solo… Ma, ahimé, sono solo un pezzo di legno e nulla posso fare per chi mi ha intagliato.
I giorni passarono veloci. Il vecchio era sempre affaccendato in mille cose. Testadilegno, dal canto suo, restò inerte spettatore della fatica e della tristezza dell’anziano contadino, tormentandosi ogni giorno per la sua inutilità. Il suo sguardo, un tempo inespressivo, sembrò essersi intristito sempre più man mano che quell’ultimo anno volgeva al termine.
Settimane, mesi e stagioni si susseguirono in fretta. L’autunno cedette presto il passo al freddo e nevoso inverno, poi tutto timidamente cominciò a rifiorire col primo tepore primaverile. Venne poi l’estate e quindi di nuovo l’autunno.
Quell’annata fu strepitosa, la terra era stata generosa come non mai. Piselli, fagioli, patate e pomodori in abbondanza erano stati raccolti dal contadino. Le chiome degli alberi, a detta di chi le aveva viste, s’erano riempite più di frutta che di foglie. La vendemmia, infine, era stata corposa e le uve pigiate e ridotte a mosto promettevano un eccellente vino.
I campi e le piante gli hanno donato l’abbondanza dei loro frutti. A modo loro, hanno voluto ringraziarlo per le amorevoli cure ricevute. Tutti han fatto qualcosa per lui. Tutti tranne me che son stato qui impalato a far nulla.
Un mattino di novembre il vecchio era intento a potar le viti, armeggiava tra i tralci con forbici e segaccio. A un tratto, però, si fermò. Stette immobile per un po’, poi raccolse gli attrezzi e li ripose nel capanno, quindi s’avvicinò a Testadilegno e, con una strana allegrezza nella voce, disse:
«Mancano pochi giorni ormai, è inutile restar qui a potar le viti, presto arriveranno le ruspe a sradicarle. Prima di allora, ho qualcosa di più importante da fare…»
Detto questo, prese la giacca riposta sul ceppo e andò via.
Dieci giorni dopo gli operai avevano cominciato il lavoro di sgombero. Le piante e le viti venivano segate e ridotte in legna da ardere e i capanni smantellati.
Presto verranno anche da me, mi getteranno sulle cataste di legna e seguirò lo stesso fato.
Testadilegno, preoccupato per quel che gli accadeva attorno, si rabbuiò sempre più.
Dopotutto meriterei anche di peggio. Le piante hanno dato tanti frutti in questi anni. Io non son stato buono neppure come spauracchio per gli uccelli. Invece di spaventarli come avrei dovuto, ho fatto loro da trespolo. Che senso ha dunque esistere senza uno scopo? Meglio bruciare. Almeno le fiamme che mi consumeranno riscalderanno qualcuno. In tal modo avrò una utilità anch’io. Per poco è vero, ma almeno l’avrò!
D’un tratto, una voce a lui nota riuscì ad attirare la sua attenzione.
«Sono tornato Testadilegno! Non potevo certo lasciar qui l’unico amico che ho avuto in questi anni… Ho perso la mia terra e ne soffro, ma se perdessi anche te ne morirei di certo!»
Il vecchio, giunto poco prima, tolse la testa dalla cima del bastone cui era fissata, l’avvolse in un panno, la ripose in una tasca della giubba e poi andò via.
Frastornato e al buio, Testadilegno non comprendeva cosa stesse succedendo. Quando poté nuovamente guardarsi attorno, si ritrovò in una stanza ammobiliata, sentiva il vecchio mormorare e armeggiare febbrilmente, poi si sentì afferrare. La mano dell’uomo lo premette con forza fino a farlo incastrare in qualcosa.
«Ho finito!» Affermò prendendo il tutto e riponendolo con cura su una mensola a lato del grande camino. «Testadilegno, da qui potrai ancora ascoltarmi e tenermi compagnia».
Detto questo, andò a sedersi su una poltrona, prese un ciocco e un arnese e cominciò a intagliare. Mentre le mani lavoravano alacremente, dalla sua bocca fluivano le parole, proprio come quando era tra i campi.
In quella posizione, Testadilegno poteva guardare tutta la stanza, ma soprattutto ora poteva guardare anche qualcos’altro: se stesso! Il vecchio aveva intagliato per lui un corpo e lo aveva coperto con un vestito bello e pulito.
Nonostante ora avesse gambe e braccia come aveva sempre desiderato, non gli importava. Le parole e i gesti del vecchio gli avevano fatto capire che, in fondo, non era mai stato solo un inutile fantoccio come credeva.
Da quel giorno non vi fu più traccia di tristezza sul viso di Testadilegno. Un tenue sorriso s’allargò giorno dopo giorno sul suo volto mentre, dalla mensola, continuava ad ascoltare e guardare il vecchio mentre questi intagliava nuovi giocattoli per i bambini del quartiere.

