Con la tela rossa ho partecipato, nel 2011, ancora una volta al Premio Andersen – Baia delle favole.
L’azzurro cielo mattutino e i primi raggi di sole, che facevano capolino dietro i monti lontani, stavano tramutando in un ricordo sbiadito la tempesta che aveva imperversato negli ultimi giorni.
Pioggia battente e un vento furioso erano stati i dominatori del bosco fin quasi all’alba. Le nubi ora correvano lontane, in direzione del mare, e l’impetuoso vento s’era mutato in delicata brezza.
Uscendo dalla grotta, in cui si erano riparati insieme a gran parte della colonia, prima di mettersi all’opera per procurarsi di che mangiare, un gruppo di giovani ragni s’era fermato a rimirare e contemplare quel limpido cielo che, fino a poche ore prima, non speravano di rivedere così presto.
«Per fortuna ha smesso, altrimenti oggi niente caccia, e quindi niente cibo… Invece possiamo andare a divertirci», esordì il più grosso fra loro, Syd, per poi proseguire rivolgendosi direttamente agli altri: «Facciamo una gara a chi cattura più prede? Vi sfido tutti! Ci state?»
Un coro d’assenso si levò dagli altri ragnetti, entusiasti per la sfida e stimolati dalla fresca e assolata giornata.
«Ti unisci a noi Teo?» Chiese Syd all’amico che stava appena giungendo.
«Una gara di caccia? Sai bene che la caccia non è il mio forte.» Gli rispose Teo. Poi, guardandosi attorno, continuò: «Tuttavia, un po’ di moto mi farebbe bene dopo la prigionia di questi giorni…» Prima di poter terminare la frase qualcosa, sull’alberello vicino alla grotta, catturò la sua attenzione.
«Luccica! C’è qualcosa che luccica sulla piccola quercia.»
Detto questo, Teo zampettò veloce verso quel bagliore, seguito a breve distanza da tutti gli altri.
Il gruppetto s’arrampicò lungo il tronco dell’albero fino a raggiungere i rami più bassi, per poi percorrerne uno fin quasi alle fronde più esterne.
Attaccata alla corteccia, all’altezza di un nodo, v’era una strana e grossa ragnatela di un rosso acceso, capace di riflettere i raggi del sole quando questi la illuminavano.
I ragnetti, timorosi al pensiero del pauroso animale che l’aveva tessuta, si tennero a distanza, tutti tranne Teo! Curioso com’era sempre stato, si avvicinò il più possibile. Tale atto diede coraggio anche agli altri che, pian piano, presero a imitarlo.
Teo l’osservò nei minimi dettagli, la toccò, ci girò intorno come a voler carpire chissà cosa. Gli altri invece, attratti e stupiti dal suo insolito colore, l’avevano guardata per un po’ ma già non vi trovavano più nulla di così interessante.
«Certo che il mondo è pieno di cose strane. Oggi c’è capitata questa, magari domani vedremo una mosca bianca», disse ironicamente Syd, scatenando l’ilarità generale. «Beh, ora è tempo di tornare alla nostra sfida! Sceglietevi il posto dove cacciare e, ricordate: l’ultimo paga pegno. Vinca il migliore!»
A queste parole, tutti cominciarono la disces con l’intento di accaparrarsi una postazione propizia.
Syd, prima di seguirli, si voltò verso Teo e disse: «Su, basta curiosare ora, andiamo a sgranchirci le zampette e a catturare qualcosa di gustoso».
«Va’ avanti, resto ancora un po’ e poi vi raggiungo», s’affrettò a rispondere prima che l’altro insistesse.
«Ok, ma non tardare». Syd quindi si voltò e corse giù per il tronco.
Rimasto da solo, Teo continuò a studiare la tela rossa lasciando nel contempo correre i propri pensieri: Divertitevi amici, la caccia non fa per me! Da sempre, invece di concentrarmi sulle possibili prede, penso più alla tela che al cibo… Fin da quando ho intrecciato i primi fili, ho la sensazione che non debba tessere le mie tele per cacciare. O almeno non solo. Ogni volta che ne costruisco una mi impegno al massimo, alla fine però mi rendo conto che manca qualcosa. Che potrebbero essere migliori. E ora, forse…
Nella sua testolina stava prendendo corpo l’idea che da quella strana tela rossa avrebbe potuto capire come rendere le sue opere perfette.
«Il vento la fa dondolare e, nonostante ciò, i suoi fili non si deformano; Quando il sole la colpisce, il suo colore rosso diventa brillante; L’intreccio dei fili è lineare e armonioso, né troppo stretto, né troppo largo. È proprio come vorrei che fossero le mie.
«Ho deciso, ne tesserò una uguale!»
Detto questo, Teo cominciò a tessere. Le sue zampette alacremente intrecciavano i fili. Il ragnetto saltava velocemente da un rametto all’altro. Pian piano, la tela prendeva forma e in breve fu ultimata.
Il risultato però non fu quello sperato. La sua tela era simile al modello solo nella forma. Per tutto il resto, era la solita, semplice tela di ragno.
«No! Così proprio non va», esclamò deciso e, senza lasciarsi minimamente abbattere dal fallimento, la distrusse e si rimise nuovamente all’opera.
Il giorno passò in fretta ma, quando al calar del sole Syd e gli altri tornarono sulla quercia, Teo era ancora impegnato a tessere e disfare.
A lungo cercarono di dissuaderlo, ma si dovettero arrendere alla sua ostinata determinazione. Lo lasciarono nuovamente solo e se ne tornarono tutti nella grotta per passarvi la notte.
Il mattino seguente, un intenso rumore di zampe che s’inerpicavano lungo la quercia riuscì a distogliere Teo dal proprio lavoro, un nutrito gruppo di ragni stava giungendo da lui.
Le voci sulla strana tela rossa, e sulla sua intenzione di riprodurla per chissà quale assurdo motivo, si erano diffuse rapidamente nella colonia, al tal punto da spingere molti a verificare coi propri occhi quanto udito.
Vecchi e giovani, maschi e femmine, come in una rituale processione, giungevano in prossimità della tela rossa, la osservavano curiosi, poi, guardando verso di lui, scuotevano la testa e se ne tornavano indietro.
A Teo tuttavia non interessava più di tanto il giudizio degli altri, quindi non se ne curò. Quel che gli premeva era realizzare il suo sogno, e per riuscirci non doveva far altro che tessere ancora. Incurante persino della presenza degli amici di sempre, si rimise subito all’opera.
Syd e gli altri, conoscendo la sua testardaggine, stavolta si limitarono a fargli compagnia senza neppure tentare di fargli cambiare idea.
I tentativi, come pure l’andirivieni di curiosi, continuarono per tutto il giorno, senza che vi fossero miglioramenti sostanziali.
Demoralizzato come mai prima d’allora, stanco e affamato, pur non fermandosi, era quasi sul punto di rinunciare. Proprio in quel momento di forte scoramento per Teo, giunse in prossimità della rossa tela una ragnetta poco più giovane di lui, Bea.
Di lei sapeva poco, giusto quello che dicevano gli altri. Riservati com’erano entrambi, non si erano mai scambiati più di un semplice saluto. Eppure da sempre avevano vissuto molto vicino.
Anche lei è venuta a compatirmi? Pensò il giovane ragno mentre osservava i suoi movimenti.
Dal canto suo, Bea non sembrava curarsi minimamente della sua presenza, era troppo indaffarata a girare intorno alla tela rossa, a osservarla e a tastarla di tanto in tanto.
«E ora che fa?» Disse fra sé e sé mentre Bea si dirigeva verso un rametto poco distante.
La ragnetta, dopo aver scelto con cura un punto appropriato, cominciò a tessere una tela.
Stupito non poco per quanto stesse accadendo, Teo restò a guardarla per un po’.
Fu piacevolmente sorpreso nel notare la velocità e, al tempo stesso, l’accortezza con cui intrecciava i fili. Gli sembrava di star guardando se stesso appena un giorno prima.
Pur non conoscendo il motivo che spingeva Bea a tessere con tanta solerzia, si sentì spronato, come in un’implicita sfida, a riprendere il proprio lavoro. Grazie al suo arrivo, Teo aveva ricordato quanto s’era ripromesso la mattina precedente: riuscire a realizzare una tela perfetta.
Di buona lena e senza sosta, i due tessitori andarono avanti fino al tramonto, e forse anche oltre. Il mattino seguente, di buonora, erano nuovamente pronti a ricominciare.
Nel corso delle loro visite giornaliere, Syd e gli altri amici, pur non comprendendo minimamente il loro comportamento, dividevano con loro parte del cibo che riuscivano a procurarsi. E di questo Teo e Bea non potevano che esserne riconoscenti.
Per giorni e giorni, ognuno per conto proprio e senza badare all’operato dell’altro, continuarono a tessere e disfare, a osservare e intrecciare, a saltare da un rametto all’altro con i fili tra le zampette. Le uniche, brevi soste che si concedevano durante la giornata erano per nutrirsi quel tanto che bastava a farli continuare.
In un pomeriggio fresco e soleggiato, mentre i due erano intenti a completare le loro ultime opere, una folata di vento irruppe impetuosa tra le fronde. Teo e Bea, aggrappatisi ai rami della quercia, avvertirono nel freddo che stava sfiorato i loro corpi che il tepore degli ultimi giorni stava per lasciare, ancora una volta, il passo al brutto tempo.
Appena poterono nuovamente muoversi senza il timore di esser spazzati via, i due s’affrettarono a controllare le tele appena completate. Entrambe, pur essendo lontane dalla perfezione cui i loro costruttori ambivano, avevano sopportato bene la furia del vento.
Nonostante fossero consapevoli del fatto che il tempo stesse per cambiare, i laboriosi ragnetti erano pronti a rimettersi all’opera, ma…
Nel voltarsi verso la tela rossa s’accorsero che non c’era più!
Il vento l’aveva trascinata via, forse proprio nello stesso modo in cui l’aveva portata su quella quercia diversi giorni prima.
Stupiti per l’inatteso epilogo, e delusi dal fatto di non poter continuare a tessere senza quel modello da imitare, Teo e Bea decisero di tornare alla grotta prima che le nubi provenienti da est arrivassero con il loro carico di pioggia.
Prima di ridiscendere l’albero, i due si voltarono a guardare un’ultima volta le rispettive tele e, per la prima volta, a osservare attentamente quella dell’altro.
Le due tele erano molto simili nella forma e nel colore, ma estremamente diverse nella sostanza. I fili intrecciati da Teo erano spessi ma opachi. Quelli di Bea invece erano brillanti ma sottili.
A seguito di tutti i loro sforzi, erano stati capaci di riprodurre, separatamente, tutte le buone qualità della tela rossa, e ciò era fonte di orgoglio per entrambi. Tuttavia, in quello stesso momento compresero qual era stato il loro più grande errore.
«Ormai è tardi per pentirsi. Quel che è fatto è fatto», disse Teo rivolgendosi alla compagna di quegli ultimi giorni. «Torniamo alla grotta… Insieme».
Bea, condividendo le sue stesse sensazioni, sorridendo, si limitò ad annuire.
I due cominciarono così a scendere lungo il tronco, proprio mentre le prime goccioline cominciavano a bagnare le foglie della piccola quercia.

