Editing: questo sconosciuto – parte II
Si è già parlato, nella riflessione precedente, di cosa sia l’editing e a cosa serva.
In questa seconda parte vorrei soffermarmi sugli errori che gli autori commettono/possono commettere durante le tre fasi di questo importantissimo passaggio editoriale.
Errori pre-editing
1) Ignorare o, peggio ancora, sottovalutare l’importanza di un editing accurato.
Il lettore esigente non ve la farà passare liscia se si trova davanti a grossi problemi grammaticali, di logica, di coerenza, ecc.
2) Ritenere che per editare un testo sia sufficiente avere una buona padronanza della lingua.
Credetemi, ho visto testi “corretti” da professori d’italiano che, in quelle condizioni, avrebbero fatto meglio a restare nel cassetto.
3) Non riuscire a distinguere le varie figure (per professionali o amatoriali che siano).
Il beta reader legge il libro al fine di darne una prima valutazione (al massimo segnala quelli che sono i punti di forza o i punti deboli della storia); il correttore di bozze elimina le “impurità” definite refusi; l’editor può fare entrambe le cose e offre all’autore i suggerimenti necessari per migliorare il testo.
4) Affidarsi a un editor senza “conoscerlo/a”.
Buona norma, prima di instaurare un rapporto così importante, sarebbe quella di verificare il metodo di lavoro della persona a cui si sta per chiedere di massimizzare le potenzialità dello scritto. Meglio ancora sarebbe uno scambio “verbale”, atto a verificare se ci può essere feeling con l’altra persona. L’editing è un lavoro “simbiontico” e se non c’è la giusta sinergia non riuscirà mai a dare i frutti migliori.
5) Non accordarsi su tutto ciò che concernerà il lavoro.
Tempistiche, chi fa cosa e infine il compenso dell’editor dovrebbero essere ben delineati prima di partire.
Errori in corso d’opera
1) Credere che l’editor farà tutto il lavoro.
Nel caso l’autore abbia questa convinzione, molto probabilmente farebbe cosa buona e giusta ingaggiando un GHOST WRITER, piuttosto che un editor. Quella figura editoriale potrà cambiare a suo piacimento, finanche stravolgendola completamente, e senza che l’autore se ne preoccupi minimamente, quella che era l’idea originale. Se all’autore sta bene avere il proprio nome sulla copertina in questo modo… faccia pure. In caso contrario… olio di gomito e sotto con la revisione.
2) Fidarsi troppo delle capacità dell’editor e troppo poco delle proprie.
L’editor indica la via per ottenere il miglior risultato possibile, ma l’autore conosce la sua storia meglio di chiunque altro. Sa come l’ha sviluppata e, magari, come vorrà ancora svilupparla. L’editor no.
3) Non fidarsi affatto dei consigli dell’editor.
Se questi vi suggerirà di tagliare determinati passaggi sarà, con buona probabilità, perché il pezzo è superfluo, ripetitivo o, nel peggiore dei casi, dannoso. Al lettore potrà risultare sgradevole vedersi ripetere sempre gli stessi concetti/passaggi, oppure trovarsi a leggere qualcosa che allunga il brodo ma non aggiunge niente alla storia. Per rendere la narrazione fluida e gradevole, spesso, si renderà necessario rinunciare anche a pezzi sostanziosi del proprio scritto. In definitiva, un buon libro è tale non in base alle pagine, al numero di parole o di battute complessive, ma in base a quanto dice/racconta.
Errori post-editing
1) Non verificare ulteriormente il testo con una rilettura di rifinitura.
L’editor è una persona comune e, in quanto tale, può commettere delle piccole sviste: il microscopico “refuso” può sempre scappare, quindi meglio spendere ancora un po’ di tempo prima di pigiare il “pulsante rosso” del “si stampi”.
2) Non voler corrispondere il giusto compenso all’editor.
Se tutto è stato fatto come stabilito, è più che giusto ripagare chi ha fatto un lavoro che l’autore da solo non avrebbe potuto fare. Gli accordi sul compenso, come detto in precedenza, vanno fatti prima di cominciare a lavorare sul testo.
3) Non fare tesoro di quanto l’editor ha di volta in volta suggerito.
Errare è umano, perseverare è diabolico… non serve aggiungere altro.
Conclusione
Spero di non aver dimenticato nulla ma, nel caso l’avessi fatto, sono bene accetti tutti i suggerimenti che arriveranno per ulteriori aggiunte alla lista.
Mi preme particolarmente, avendo io stesso commesso alcuni degli errori di cui sopra, riuscire a far capire all’autore alle prime armi che l’editing, dopo la stesura del testo, è il passaggio più importante di tutta la filiera editoriale. Mai lesinare tempo, risorse o altro se volete che il vostro scritto riesca a dare al lettore tutto quello che si è voluto trasmettere.
Sia chiaro, neppure il miglior editor del mondo può far miracoli se gli si presenta la lista della spesa da editare. In quel caso, quantomeno potrà suggerirvi come organizzarla in modo ordinato.
N.B. edit di un mio articolo del 2018.

