Guru letterari
Sembrerà strano, ma in giro ce ne sono tanti di guru letterari. Per molti non è facile inquadrare certe persone in questa categoria eppure, negli ultimi 10-15 anni, sarà capitato a tutti gli aspiranti scrittori di incappare in almeno uno dei suoi rappresentanti. Sono convinto di questa mia affermazione perché, chi più chi meno, agli inizi si cercano sempre indicazioni utili per potersi immettere nel mondo letterario. E, se un tempo per farlo ci si barcamenava tra biblioteche, circoli letterari, ecc., con l’avvento di internet, e soprattutto dei social, questa ricerca è diventata più veloce ma, a mio avviso, anche assai più insidiosa.
Se è vero com’è vero che, una volta, chi forniva consigli agli inesperti, pur basandosi principalmente sulla propria esperienza personale, lo faceva senza secondi fini, oggi è assai diverso.
Tutti, a quanto pare, hanno voglia di raccontare storie, e con le possibilità date da Amazon e simila, nonché con l’avvento dei social e dei gruppi a tema scrittura/lettura, il bisogno di indicazioni è cresciuto drasticamente.
In questi luoghi virtuali si sono riversati gli aspiranti, ma anche semplici lettori curiosi, che hanno cominciato a far domande. Molto spesso le risposte, su argomenti anche già noti ai più scafati, hanno cominciato a fornirle personaggi specifici. Ciò li ha resi “credibili” agli occhi di chi leggeva le esaurienti risposte. Su questa “credibilità”, spesso, è stata costruita la base per far venir fuori tanti guru letterari.
L’inizio di un grande problema
Un soggetto che ha le risposte giuste, i consigli azzeccati, i rimproveri appropriati per far esordire al meglio i nuovi King, Martin, Rowling, ecc. riesce a catturare l’attenzione di chi non si è fatto ancora le ossa. E questo è un dato di fatto, a prescindere da come evolveranno le cose in seguito. Oltre l’attenzione, spesso, certi soggetti finiscono per carpire anche la fiducia, e non solo…
Testi inediti finiscono per venir affidati a questi soggetti che, professandosi esperti, finiscono per metterci mano senza averne realmente le capacità. Già, perché, il più delle volte, questi si rifanno a linee generali che non possono, e non devono, valere in egual misura per tutti. Forti dell’ascendente che possono esercitare su chi li ascolta, riescono a convincere i malcapitati che i cambiamenti drastici che stanno apportando ai loro libri siano necessari.
Il risultato, in questi casi in cui non si cerca minimamente di empatizzare con l’autore, con il suo stile personale e con la sua storia, è quello di appiattire il testo. E questo appiattimento avviene sia verso le “regole generali di scrittura creativa” che verso la personalità e le idee di colui/colei che modifica il testo. Il più delle volte, queste idee puntano a seguire quelli che sono i trend di mercato del momento. Se fosse ben visto dai lettori, per fare un esempio semplicistico, Fabio Volo e il suo stile rappresenterebbero gli esempi da seguire per certi guru letterari. In un caso limite come questo, cosa finiremmo per trovarci sugli scaffali o negli store on line? Semplicemente tanta carta straccia pronta per il macero.
Da guru ad altro…
Il guaio più grosso, poi, viene a crearsi quando questi soggetti, che molto spesso sono scrittori (o presunti tali) che non hanno sfondato e provano a reinventarsi, si propongono come soluzione per ogni problema. Qualche tempo fa, purtroppo per il mondo letterario, sono venuto a conoscenza dell’esistenza della figura del writing coach. In tutta onestà, per me è stato come ricevere una martellata sui denti senza preavviso.
Basta ragionarci su per capire perché dico ciò. In un mondo già saturo di spazzatura che affossa le storie meritevoli, si finisce per intasare ancora di più il mercato con opere mediocri.
La figura del writing coach, infatti, ha lo scopo di guidare l’autore in tutte le fasi della creazione di un libro. Ma se, dall’ideazione alla strutturazione del mondo e dei personaggi, e oltre, c’è lo zampino di una persona terza oltre l’autore, ci troviamo a leggere un libro scritto da chi? Da un ghost writer che concretizza l’idea della casalinga di Voghera? O forse quello è un libro scritto a più mani, solo che il nome in copertina è solo uno?
In entrambi i casi, la mano del coach, che sicuramente non avrà un solo assistito, si noterà al primo confronto con altri testi da lui/lei seguiti. L’appiattimento, in questo caso, sarà ancora maggiore.
Considerazioni su questi guru
C’è da mettere in chiaro un concetto professato da certi soggetti: il talento non esiste, o comunque è poco influente, quindi tutti possono scrivere un libro. Allora, concordando sul fatto che chiunque l’abbia imparato alle elementari possa scrivere, c’è da fare un distinguo enorme, e definitivo, tra chi può redigere solo la lista della spesa e chi ha le capacità per riportare su carta una storia valida.
Alla casalinga di Voghera non è stato imposto da nessuno di creare un libro sulla fioritura stagionale delle sue begonie. Se ha l’inventiva e la capacità per farlo, magari riuscirà a tirar fuori una storia accattivante, e lo farà da sola, servendosi degli accorgimenti che può reperire ormai ovunque.
Se invece necessita dell’assistenza continua di chi, per fare un esempio stupido, trasformerà l’annaffiatoio da lei usato nella realtà in un congegno tecnologico che migliora le prestazioni della pianta di begonie, forse farebbe bene a continuare a occuparsi delle sue piantine e basta.
Il talento è qualcosa di personale, se bisogna usare quello altrui… Beh, in questo caso, forse, sarebbe opportuno farsi una domanda e darsi una risposta.
Esperienza personale
Avendo gestito per un po’ un gruppo Facebook dedicato agli scrittori, con certi soggetti ho avuto a che farci e, fin troppo spesso, a litigarci. Non condividendo le loro idee folli sul “tutti possono essere scrittori” e sulle “regole generali di scrittura creativa”, gli scontri sono sempre stati accesi. E, in tutta onestà, non rimpiango per niente il fatto di essermi scontrato con loro su certi argomenti.
Non molto tempo fa, mi è capitato di dover leggere un manoscritto che doveva essere dato alle stampe. Mi è stato chiesto di dargli un’aggiustatina e, francamente, mi sono trovato a dover confermare la mia idea. Il testo era incomprensibile e illegibile, ho dovuto lavorarci su parecchio solo per poterlo “tradurre” in linguaggio corrente. Una volta fatta la “traduzione” il lavoro non era che a metà dell’opera. Successivamente sarebbe stato opportuno effettuare un editing pesante, a stretto contatto con l’autore per poter comprendere ogni passaggio per come lo aveva inteso, e poi pensare di pubblicarlo. Il mio consiglio non credo sia stato seguito.
Confesso che, mentre facevo anche la più piccola modifica su quel testo, più volte mi sono fatto una domanda. La stessa domanda ora la giro a voi: “ma, in questo modo, quel libro è ancora di colui il cui nome è stato stampato in copertina?”
In conclusione
Per chiudere il discorso mi preme suggerire a chiunque voglia entrare nel mondo letterario di diffidare da chi ha tutte le risposte. Fatelo ancora di più se prova a “vendervele “come risolutive. Siate ben consapevoli che è un mondo difficile e, quand’anche aveste una buona storia, neppure un guru potrà aiutarvi a venderne milioni di copie. Se poi, la storia che avete in testa è banale, oppure vi rendete conto di non riuscire a strutturarla degnamente, forse sarebbe meglio desistere.
Raccontare una storia non è da tutti e, se questi guru letterari fossero davvero così capaci, chiedetevi come mai non si dedichino a storie proprie. Successivemente domandatevi perché non abbiano ancora sfondato. Le regole che vogliono vendervi, conoscendole loro a menadito, avrebbero dovuto già renderli famosi da tempo, e invece…
Basta uno spunto come questo che vi sto offrendo per riuscire a farvi riflettere sulla verità che vi viene venduta, ma che non rispecchia per niente la realtà.

